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La prima Massoneria a Rimini PDF Stampa E-mail

La prima Massoneria a Rimini (1796 – 1885)

di Claudio Masini


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PREMESSA

Come spesso avviene nella ricerca delle origini di un’Istituzione, quanto più i primi passi incontrarono contrasti o censure, tanto più le dichiarazioni e gli attacchi degli avversari sono proprio gli elementi che ci consentono di collegare quelle informazioni tenute rarefatte dai protagonisti, in conseguenza del rischio delle persecuzioni cui sarebbero stati altrimenti sottoposti.

Quando la Massoneria, forte della Costituzioni di Anderson (1723), dopo aver varcato la Manica nel 1725 dall’Inghilterra, già terra di maggiori libertà di pensiero e di coscienza rispetto al continente, giunge nella nostra penisola, si trova di fronte ad una realtà frammentata e socialmente arretrata, non ricettiva a nuove idee.

Non dimentichiamo l’ambito storico cui ci riferiamo, ossia lo Stato Pontificio, che mal tollerava una presenza latomistica nei suoi territori, ancorché alle origini si trattò di una vera e propria prova di forza contro l’evoluzione della società in nome del primato temporale del papato.

Consideriamo poi che l’Inghilterra viveva già una fase di evoluzione sociale verso forme più avanzate ed articolate rispetto alla realtà contadina prevalente nel continente, la medesima in Italia e nella Romagna che come parte dello Stato Pontificio ha una popolazione prevalentemente dedita all’agricoltura.

La prima condanna della Massoneria arrivò nel 1738 con Papa Clemente XII con la Bolla In Eminenti e successivamente confermata da  Benedetto XIV con la Bolla Providas Romanorum Pontificum: dai “motivi a noi noti” (ma non esplicitati) della prima, si giunge intorno gli anni 1750 alla più palesata condanna del giacobinismo intesa come forma politica della Massoneria.

Su queste vicende sono stati effettuati vari studi, sia sulle ragioni che condussero Clemente XII a esprimere una condanna così generale (scandali nati a Firenze, dove risulta nata la prima Loggia sul territorio italiano; influenze degli Stuart tramite Giacomo III onde arginare l’avanzata degli Hannover al governo di Londra)1   sia sull’impatto che l’attenzione della Massoneria per l’uomo avrebbe potuto generare rispetto alla gestione della società attuata fino a quel momento.

 

L’AREA RIMINESE

Come l’area del riminese partecipò alle diverse fasi della trafila dei risorgimenti ?

Risultano fin dal 1796 attività di liberazione dallo Stato Pontificio, avendo riscontri nelle iniziative che la Curia locale organizzò in opposizione all’evoluzione che portò infine all’unità d’Italia.2 Quale tipo di popolazione troviamo nel riminese a fine settecento inizi ottocento?

Gli artigiani, come possiamo intenderli in quei tempi, sono una classe minoritaria anche se tenuta in grande considerazione specialmente per il loro contribuito alle attività svolte nel territorio, come per esempio i fabbri ferrai per la costruzione di attrezzi agricoli.

Nel riminese troviamo tuttavia quale specializzazione della popolazione un’ulteriore presenza nell’attività  della pesca, che tradizionalmente ha un approccio sociale fortemente solidaristico ed aperto al nuovo, più di quanto non si verifichi nella popolazione di origine contadina.

Questo spiega perché la città di Rimini si sia costantemente trovata presente a fianco di città all’epoca maggiori (Bologna, Ferrara, Forlì) con le quali condivise le scelte organizzative più all’avanguardia.

E’ del 30 Marzo 1815 il Proclama del Fratello Massone Gioacchino Murat, stilato a Rimini per chiamare alla partecipazione nella guerra all’Austria in nome dell’indipendenza dell’Italia.

Le Legazioni pontificie di Ravenna, Forlì, Bologna e Ferrara si staccano dallo Stato Pontificio e fondano le cosiddette “Provincie Unite” alle quali Rimini aderisce immediatamente.

Il 25 Marzo 1831 avviene lo scontro alle porte di Rimini, alle Celle, nel tentativo di arrestare l’avanzata austriaca: si tratta del primo atto militare tra patrioti italiani ( circa 2.000 volontari guidati dal generale Zucchi, anch’egli Fratello Massone) e le truppe austriache, accorse per sedare la rivolta riminese; atto preso negli anni seguenti come esempio da imitare.

Nel 1843 fu stroncato un ulteriore tentativo di moto insurrezionale che avrebbe dovuto aver luogo in Luglio nelle Romagne.

Si intensificano le misure coercitive e di controllo nei confronti delle iniziative antipontificie; tuttavia nel 1844 a Rimini continuano le manifestazioni contro le milizie papaline.

L’anno 1844 va però ricordato per altro evento che ci interessa: la fucilazione, con i Fratelli Bandiera,  del riminese Giovanni Venerucci, Fratello Massone.

Sull’onda del fatto, il 23 Settembre 1845 Pietro Renzi si impossessa di Rimini con tre squadroni di congiurati indipendentisti : largo consenso popolare, ma le truppe pontificie dopo soli tre giorni lo costringono alla fuga prima nella Repubblica di San Marino e poi nel Granducato della Toscana.   

Alla città di Rimini si applicano misure ancora più drastiche, che comportano arresti ed esilii della parte più “rivoluzionaria”, alla quale fa da contraltare la parte “costituzionale”, che giocherà un ruolo importante per comprendere l’operato del Papa che succedette a Gregorio XVI :   si tratta di Pio IX, cui si devono alcune iniziative tra il 1846 ed il 1848, che suscitarono molto interesse ed aspettative, creando quella sorta di mito di Papa liberale.3

Infatti, al fine di creare un nuovo rapporto con i cittadini dello Stato Pontificio, accattivandosi l’appoggio dei “costituzionali”, furono emanati dallo Stato Pontificio i seguenti provvedimenti:

16 Luglio   1846 : amnistia dei detenuti politici;

12 Marzo   1847 : misure  meno restrittive per la libertà di stampa,

05 Luglio   1847 : istituzione di una Guardia Civica;

01 Ottobre 1847 : istituzione del Consiglio comunale a Roma;

14 Ottobre 1847 : istituzione di una Consulta in rappresentanza di tutte le provincie

                 dello Stato Pontificio;

14 Marzo  1848 : concessione dello Statuto nei territori dello Stato Pontificio.

 

In Francia nel frattempo scoppiano i moti rivoluzionari che si estendono con modalità diversificate nei territori tedeschi ed austriaci: tali moti porteranno i milanesi all’insurrezione nel Marzo 1848.

Il 29 Aprile 1848 Pio IX comunicava come lo Stato Pontificio non avrebbe potuto prendere posizione a favore di nessuno dei contendenti, trattandosi di stati e/o popoli contrapposti ma aventi comune matrice cristiana.

In questa fase cresceva tuttavia il disorientamento della popolazione: le tensioni sociali che avvengono trovano la loro spiegazione nei contrasti fra aspirazioni nazionali, fede religiosa e sottomissione al Papa.

Quest’ultimo dovrà poi fuggire da Roma e rifugiarsi nel Regno delle due Sicilie.

In questi sommovimenti avvenne l’uccisione di quel Pellegrino Rossi, autore del Proclama di Rimini del 30 marzo 1815.

Il 9 Febbraio 1849 nasce la Repubblica Romana, cui presero parte ben 275 riminesi.

In Toscana, il Granduca è sostituito dal governo democratico di Guerrazzi e Montanelli.

Tuttavia le sconfitte avute a Novara, Brescia e la caduta della Repubblica Romana, il dilagare degli austriaci in tutte le Legazioni pontificie di Romagna, porteranno la situazione nel 1849 allo stato di  come era prima del 1846. (Rimini sarà occupata dalle truppe austriache il 20 maggio 1849)

 

 

LA LIBERAZIONE DALLO STATO PONTIFICIO

Nei territori della Romagna la nascita e lo sviluppo delle Logge Massoniche è legata alla presenza della struttura organizzativa napoleonica, a partire dal 1805 durante il Regno d’Italia con la fondazione del Grande Oriente d’Italia a Milano ed in ogni caso anche come diretta conseguenza di tutti quei clubs culturali di ispirazione libertaria, egalitaria ed a contenuti di fratellanza nati in quel periodo. Per alcuni ricercatori  “alla fine del settecento questi circoli rappresentarono l’espressione pubblica della Massoneria” 4, come d’altronde dimostra la vicenda del procedimento (1825) del cardinale Rivarola pur nello scopo coercitivo e repressivo della libertà di pensiero di cui è figlio, che così descrive il mondo delle organizzazioni dell’epoca:

“ (…) Ritenuto che costa pienamente dal Processo l’esistenza della Società Massonica nei Domini Pontifici, infausto retaggio del cessato Regime, e che varie altre Unioni Segrete dalle Leggi egualmente proscritte, conosciute sotto la denominazione dei Guelfi, Adelfi, Maestri Perfetti, Latinisti sin dall’anno 1815 […] che a queste Unioni susseguisse poscia quella dei Carbonari […] colla diramazione dell’altre ad essa subalterne Unioni denominate della Turba, della Siberia, dei Fratelli Artisti, del Dovere, Difensori della Patria, Figli di Marte, Ermolaisti, Massoni Riformati, Bersaglieri, Americani, Illuminati, le quali Unioni ebbero principalmente occulta sede nelle quattro città di Cesena, Forlì [compresa Rimini - NdA], Faenza e Ravenna (…) “

Riscontriamo che a Rimini la prima presenza massonica è la napoleonica Loggia di Parigi, di origine castrense, che pertanto determinò una prima diffusione delle idee massoniche. Questa prima Loggia, col periodo della Restaurazione, lascerà il posto alla società segreta dei Guelfi nel 1816, alla Adelfia nel 1819 ed alla “Vendita” dei Fratelli del dovere nel 1828.

Dai dati in possesso, si fornisce un elenco di nominativi che hanno fatto parte di quel crogiolo di associazioni le cui attività determineranno i primi tentativi organizzativi per la liberazione dell’Italia e per la sua  unità come Nazione, nonchè della costituzione della Massoneria come Istituzione.

Nell’elenco che segue i Fratelli Massoni di cui si ha notizia certa sono segnati con \

I riferimenti a fonti bibliografiche sono individuati dalle sigle seguenti:

NOC : Norino Cani “ Massoni emiliani e romagnoli tra XVIII e XIX secolo” Fusignano 2000;

SdR  : AA.VV. “ Storia di Rimini dal 1800 ai nostri giorni”  - Vol. 1°

           Ed. Bruno Ghigi – Rimini 1978 ;

TON : Tonini Carlo “ Rimini dal 1500 al 1800” Tip. Danesi 1887 – Vol. VI parte prima

LOM : Lombardini Flavio “Riminesi nel Parlamento Italiano 1848 – 1972” Ed. Cosmi Rimini 1972

MAN : Manelli Carlo “La Massoneria a Bologna dal XVIII al XIX secolo” Ed. Analisi, Bologna

            1986

GIG :  Gamberini Giordano “ Mille volti di Massoni” Ed. Erasmo Roma 1975

ASRa : Archivio Storico di Ravenna

POG :  Poggi Bruno “ Presenze Massoniche nell’Emilia Romagna dalla fine del 1700 a tutto il

           1800”  - Ed. Edimai, Roma 1994

RAV : Ravaldini Gaetano “Appunti sulle origini della Massoneria a Ravenna” Rivista Massonica

            n° 8 Ott. 1976

FUB : Bacchini Furio “ Andrea Costa “ Ed La Mandragora – Imola 2001

 

Riminesi:

Albertini Giuseppe tipografo, cospiratore di Rimini (NOC; SdR; ASRa )

Angelini Domenico cospiratore di Rimini (NOC; SdR; ASRa)

Antimi Angelo cospiratore, comandante di piazza di Rimini nel 1815 (NOC; SdR; ASRa )

Baldini Clemente cospiratore di Rimini (NOC; SdR; ASRa)

Baldini Gabriele  cospiratore di Rimini (NOC; SdR; ASRa )

Baldini Gaetano \ufficiale di Rimini (NOC; SdR; TON; ASRa )

Baldini Giuseppe cospiratore di Rimini (NOC; SdR; ASRa )

Bartolini Vitaliano \ufficiale di Rimini (NOC; SdR; TON; ASRa)

Battaglini Gaetano di Rimini, fece parte della Municipalità della città di Rimini nel periodo giacobino (NOC; SdR; TON; ASRa)

Belmonte  Cima Alessandro (1757 – 1838) riminese, esponente giacobino. Di nobili natali, nel 1797 è municipalista a Rimini, membro dell’Amministrazione del Dipartimento del Rubicone e Comandante della Coorte Emilia. Nel 1801 – 1802  prende parte ai comizi di Lione. In seguito è membro del Corpo Legislativo della repubblica italiana e Comandante del Porto durante il Regno Italico (NOC; SdR; TON; ASRa)

Belmonte Stitivi G.Maria , riminese. Napoleone Buonaparte alloggiò nel suo palazzo. Fu segnalato e conosciuto dai suoi concittadini come persona orientata verso le idee liberali e sostenitore dei francesi (NOC; SdR; TON; ASRa)

Belmonti Pietro di Rimini (NOC; TON; ASRa)

Bonadrata Ercole , riminese. Ex ufficiale napoleonico. Prese parte ai moti del 1831 (NOC; ASRa )

Bonzetti , municipalista di Rimini (NOC;TON; ASRa )

Bornaccini Giuseppe di Rimini, di orientamento favorevole al governo repubblicano (NOC; TON)

Bottini Domenico cospiratore riminese (NOC; SdR)

Brunelli Giacomo impiegato, cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Buonarotti Giovanni cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Carlini Gaetano cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Cervellini Giuseppe riminese; sarto. Cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Cipriani Amilcare (1844 – 1918) di Rimini. Nel 1860 è tra i mille di Garibaldi. Nel 1863 partecipa ai moti di indipendenza in Grecia. Nel 1864 è a Londra, ospitato da Mazzini.Partecipa alla Comune di Parigi. (FUB; SdR)

Cipriani Giovanni di S. Arcangelo (NOC; ASRa)

Coraucci Ferdinando di Rimini, appartenne alla società segreta dei Guelfi (NOC; SdR)

Drudi Lorenzo di Rimini, di orientamento favorevole al governo repubblicano (NOC; TON)

Fabianini Nicola maestro di Cappella, cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Felici Daniele \ (1756 – 1836) di Rimini. Fu membro dell’Amministrazione Centrale Cispadana, Commissario del Potere Esecutivo del Dipartimento del Rubicone, Ministro delle Finanze della repubblica Cisalpina nel 1798. Nel 1801 è alla Consulta di Lione. Nel 1803 è eletto Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana , fino al 1806. Consigliere di Stato, Senatore del Regno nel 1809. Nominato Conte dal 1810. Seguì nel 1815 la campagna di Murat. (NOC; SdR;TON)

Ferrari Luigi \(1849 – 1895) riminese. Conte. Avvocato. Deputato eletto a Rimini nelle Legislature XIV, XV, XVI, XVII, XVIII.  Ebbe incarichi come consigliere provinciale e comunale. Sostenne la riforma elettorale e l'abolizione della tassa sul macinato. Fu tra i precursori di un rinnovamento delle mentalità delle classi dirigenti e del governo. Lo troviamo sottosegretario agli Esteri con il Gabinetto Giolitti. Fu ucciso a Rimini la notte tra il 2 e il 3 giugno 1895. (NOC; SdR; LOM) 

Garattoni Giulio municipalista di Rimini, di orientamento favorevole al governo repubblicano (NOC; TON)

Gattorno Federico \(1829 – 1913) Eletto deputato a Rimini nelle Legislature XX, XXI, XXII e XXIII. Fu patriota e cospiratore: partecipò ai moti di Genova del 1849; attivo con Giuseppe Garibaldi nel 1860 – 61; negli anni seguenti fu in Francia dove diventò colonnello. Mazziniano. (SdR; LOM)

Guidantoni Francesco \ di Rimini. Militare (NOC;TON)

Mallio Michele fondò a Rimini la Società dei Guelfi nel 1816 (NOC; SdR)

Manzieri Pietro \ lughese. Ex ufficiale napoleonico, decorato della Corona Ferrea, carbonaro a Rimini. Fu tra i condannati nella sentenza Rivarola del 1825 (NOC; SdR)

Martinelli Nicola, riminese. Fece parte dell’Amministrazione Centrale della Romagna nel 1797 e della Municipalità di Rimini. Morì nel 1805. (NOC; SdR)

Moroni Domenico cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Nagli Nicola riminese, membro della Società dei Guelfi nel 1816 (NOC; SdR)

Parini Giuseppe cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Pivi Filippo  cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Pucci Francesco   cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Rigazzi Francesco \di Rimini. Ufficiale nel periodo giacobino (NOC; TON)

Ripa Andrea  ( …  - 1870) di Verucchio. Bersagliere del 12° Reggimento.

Caduto alla breccia di Porta Pia (SdR)

Rossi Nicola possidente; cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Rufo Gian Lorenzo  di Rimini. Seguì Murat nel 1815. Fece parte della Società dei Guelfi (NOC; SdR; ASRa )

Serpieri Enrico\(1809 – 1872) di Rimini. Partecipa alla battaglia delle Celle nel 1831.Mazziniano. Incarcerato nel 1844 a San Leo. Amnistiato nel 1846. Partecipa alla Repubblica Romana. Alla caduta si rifugia in  Sardegna. Fondatore della Camera di Commercio di Cagliari (SdR)

Servitori Luigi , fabbro, cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Tintoni Girolamo , tipografo, cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Tosi Raffaele (1833 – 1916) riminese. Nel 1848 si arruola nella Guardia Civica. Nel 1849 partecipa alla Repubblica Romana. Nel 1859 è nei Cacciatori delle Alpi. Lo troviamo tra i mille di Garibaldi nel 1860.

Turri Giovanni , commerciante, cospiratore di Rimini (NOC; SdR)

Urbani Gaetano Urbano (1751 – 1829) di Rimini. Nel 1797 fa parte della Municipalità di Rimini e del Corpo Legislativo della Repubblica Cisalpina. Partecipa alla Consulta di Lione nel 1801 – 1802. (NOC; SdR; ASRa)

Urbani Gian Battista amministratore pubblico e cospiratore riminese (NOC; SdR; TON)

Vanzi Ignazio \ di Rimini, ufficiale napoleonico. (NOC;TON)

Vitali Gaetano democratico di Rimini (NOC)

Zavagli municipalista riminese (NOC; TON)

 

 

Area forlivese – cesenate:

Allojsi Luigi detto Vilati.  Di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC; ASRa )

Amaducci Antonio, di Cesena. Ex militare napoleonico. (NOC; ) ASRa

Amaducci Giuseppe, di Cesena. Tra i fondatori del Circolo Costituzionale Democratico di Cesena nel 1797. (NOC; ASRa)

Amaduzzi Giovanni di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC; ASRa)

Ambrogi Antonio di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Annovi Gaetano di Cesena; arrestato per giacobinismo nel 1799 (NOC)

Arrighi Giuseppe di Cesena. Condannato nel 1825 dal Rivarola. (NOC)

Bajetti Gregorio di Cesena. Carbonaro, ex militare napoleonico (NOC)

Baldazzi Michele di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Barbieri Benedetto di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Berici Giunisio di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Bianchi Cristifaro di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Biffi Luigi di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Biscioni Carlo \di Cesena. Ex militare napoleonico, fu con Murat nel 1815. Carbonaro. Iniziato alla Loggia bolognese Amici dell’Onore (NOC; ASRa)

Biscioni Pietro di Cesena. Amministratore pubblico nella città natale nel periodo giacobino. (NOC)

Bolognini Giuseppe di Cesena. Carcerato nel 1799 per giacobinismo (NOC)

Boni Giacomo di Cesena. Medico. Sospettato di complotto nel 799 (NOC)

Bordi di Cesena. Sacerdote. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC; ASRa)

Bosi Mariano di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC; ASRa )

Caporali Lorenzo di Cesena. Giacobino (NOC)

Caporali Luigi di Cesena. Tra i fondatori del Circolo Costituzionale Democratico di Cesena nel 1797 (NOC)

Caporali Pietro (1786 – 1831) cospiratore di Cesena. Condannato nel 1825 dal Rivarola. (NOC; SdR; ASRa)

Carrara Benedetto di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC; ASRa)

Cedrini Giuseppe di Cesena (NOC)

Comandini Ubaldo di Cesena (NOC)

Conti Giovanni di Cesena. Condannato per giacobinismo nel 1799 (NOC)

Diversi Giacomo di Cesena, ex ufficiale napoleonico, cospiratore, arrestato per i moti del 1831 – 32 (NOC; ASRa)

Dugaria Basilio di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Dugaria Giovanni di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Fabbri Ambrogio di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Fabbri Eduardo \di Cesena, (1778 – 1853). Drammaturgo, ex militare ed amministratore pubblico napoleonico, arrestato nel 1824 per cospirazione (NOC)

Fabbri Mario, cesenate (NOC)

Fantaguzzi Tiberio cesenate (1780 – 1841). Membro della Municipalità di Cesena, nel 1797 partecipa all’Assemblea Legislativa del Rubicone; incarcerato all’arrivo delle truppe austro – russe nel 1799. Nel 1801 partecipa alla Consulta di Lione (NOC; ASRa)

Fattiboni Giacomo, di Cesenatico. Nel 1815 seguì Murat. Cospiratore, fu arrestato nel 1821 (NOC; ASRa)

Fiorentini Michele, cesenate. Carcerato per giacobinismo nel 1799 (NOC; ASRa)

Franceschini Carlo \, divulgatore a Reggio dello Statuto dei Carbonari di Romagna (NOC)

Fusconi Giuseppe, cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Galassi Giuseppe, cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Garaffoni Francesco, cesenate. La Sentenza Rivarola del 31/08/1825 lo condanna quale “ (…) indiziato anche gravemente di appartenere alla Società Segreta degli Ermolaisti “ (NOC; ASRa)

Giuliani Sebastiano, cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Grandi Baldassarre, cesenate. Ex ufficale napoleonico, partecipò ai moti del 1831 (NOC; ASRa)

Liverani Filippo, di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Lucchi Battista, di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Lughi Francesco, di Cesena. Sacerdote. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Mariani Filippo , di Cesena. Medico. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Masini Giuseppe, cesenate (1756 – 1822). Di nobili natali, fu amministratore pubblico nella sua città durante il periodo giacobino. Nel 1797 è membro dell’Amministrazione Centrale della Romagna.  Nel periodo dal 1811 al 1813 è Podestà di Cesena. Sospettato di adesione alle “(…)francesi (…)” Lo storico Cesenate Nori lo definisce “(…) capo Fran – Massone(…)” (NOC; TON)

Massini Antonio, di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Millani Battista, di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Mischi Erasmo, di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Mischi Giovanni, di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Mischi Luigi, di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Montanari Leonida \, cesenate. Medico. Carbonaro. Insieme a Targhini Angelo fu suppliziato a Roma nel 1834 per disposto di Leone XII (NOC)

Montesi Sante \ (1788 – 1877), di Savignano sul Rubicone. Ex ufficiale napoleonico, fu condannato nel 1825 dalla Sentenza Rivarola. (NOC)

Mosca Barzio Francesco\(1756 – 1811) di Pesaro. Appartenente alla Loggia bolognese Amici dell’Onore. Fu Prefetto del Dipartimento dell’Adige nel 1802, del Mella nel 1804 e del reno nel 1806. Successivamente fu Direttore di Polizia. Durante il Regno Italico fu attivo nella riorganizzazione delle Logge Massoniche (NOC; MAN)

Muschini Francesco, cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Muschini Giuseppe, cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Paggi Francesco, cesenate. Soprannominato Bisina. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Paggi Girolamo \ cesenate (1791 - …). Ex ufficiale napoleonico. Carbonaro e cospiratore, fu condannato nel 1825 dalla Sentenza Rivarola. (NOC; ASRa)

Pampani [ … ] di Cervia. (NOC; RAV)

Picconi Andrea, ex militare napoleonico (NOC)

Piraccini […] cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Pirazzini […] sacerdote cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Pizzi Aurelio cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Polini Ermenegildo, cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Prati Giuseppe \  cesenate, ufficiale cisalpino. (NOC)

Rabini Angelo cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Ragonesi Giuseppe, cesenate (1771 – 1827). Nel 1797, fondatore del Circolo Costituzionale Democratico di Cesena. Nel 1799 è sospettato di complotto. Partecipa nel 1801 alla Consulta di Lione. Tra i condannati dalla sentenza Rivarola. (NOC; ASRa)

Ressi Adeodato, di Cervia. Nel 1797 fa parte del Corpo Legislativo della Repubblica Cisalpina. All’indomani di Marengo, ottiene la cattedra di economia politica a Pavia. Nel 1801 – 1802 è alla Consulta di Lione. Nel 1822 è condannato all’ergastolo per le sue idee liberali (NOC; ASRa )

Riceputi Giuseppe, cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Ridolfi Luigi, cesenate. Fornaio. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Righetti Alessandro, di Savignano; giacobino. (NOC)

Sbrighi Vincenzo, cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Urbinati Mario, cesenate; fondatore del Circolo Costituzionale Democratico di Cesena. Nel 1799 carcerato per giacobinismo (NOC)

Venturi Nicetto, cesenate. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Vermigli Giacomo, cesenate. Sacerdote. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC; ASRa )

Versari Antonio, cesenate. Sacerdote. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

Violanti Giuseppe, cesenate. Nel 1799 carcerato per giacobinismo (NOC)

Zaccaroni Timotteo, muratore di Cesena. Sospettato di complotto nel 1799 (NOC)

 

Non riminesi, ma presenti nei fatti della città di Rimini:

Balboni Carlo \, di Faenza. Ex ufficiale napoleonico. Nel 1815 è al seguito di Murat; nel 1816 fonda la setta carbonara Dell’Amaranto; è tra i condannati dalla sentenza Rivarola (NOC)

Bakunin Michele \, di Premuchino Tver - Russia - ( 1814 - 1876). A Rimini nell’Internazionale Antiautoritaria (SdR; GIG)

Costa Andrea \ di Imola ( 1851 - 1910). A Rimini nel 1872 come segretario dell’Internazionale Antiautoritaria; deputato dal 1882, vice presidente della Camera nel 1908 (SdR; GIG; FUB )

Laderchi Giacomo \, di Faenza. Vice – Prefetto napoleonico. E’ tra i condannati della sentenza Rivarola in quanto “… confesso di pertinenza in gradi elevati a più Sette ed in particolare alla Guelfa, alla Massonica ed a quella dei Carbonari; di avere procurato e fatto in effetti eseguire la propagazione delle medesime nelle Legazioni, operando in concorso di altri principali Settari, che fosse stabilito a Faenza un Consiglio Guelfo ed una Vendita Carbonica e susseguentemente che si riaprissero anche le Loggie o Templi Massonici; di essere intervenuto e di avere assistito a più Recezzioni Massoniche e Carboniche …” (NOC; ASRa)

Maroncelli Piero \,  (1795 – 1846) di Forlì. Iniziato alla Massoneria a Napoli prima del 1815 ed in seguito a Bologna alla Carboneria (NOC; GIG)

Orselli Giuseppe \,  (1782 – 1843) di Forlì. Conte. Massone. Capo della Carboneria locale (NOC)

Riva Francesco, ( 1792 – 1854) di Forlì. Ex militare napoleonico. Nel 1817 è nel tentativo insurrezionale di Macerata. Partecipa ai moti del 1831 e del 1848. Condannato a morte (pena commutata nel carcere a vita) (NOC)

Saffi Aurelio \, di Forlì. A Rimini nel 1874. Tra gli arrestati del Convegno di Villa Ruffi. (SdR; GIG; )

Ugolini Bello (1771 – 1837) di Forlì. Ex ufficiale napoleonico, fu espulso nel 1821 dai territori dello Stato Pontificio (NOC)

Verità Francesco \, ( 1769 – 1848) di Modigliana. Padre di Don Giovanni Verità. Avvocato. Ex ufficiale napoleonico. Con Murat nel 1815. (NOC)

Zucchi Carlo \ (1777 – 1863), di Reggio Emilia. Iniziato in una Loggia milanese. Militare di carriera, dal 1796 nelle truppe napoleoniche; nel 1809 diventa Generale di Brigata e nel 1813 Generale di Divisione. Fu al comando delle truppe insorte in Romagna nel 1831 (NOC; SdR; ASRa)

 

 

 

LA MASSONERIA A RIMINI

Presso il Grande Oriente d’Italia sono disponibili i dati storici relativi a tutte le Logge italiane e di italiani all’estero. Da questo Archivio storico, per Rimini risultano i dati che seguono, distinti per Loggia. Restringiamo a quelli riguardanti il periodo risorgimentale.

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Brevetto da Maestro Massone di Lettimi Lodovico della R\L\ FEDE, datato XIX Agosto 1878

La firma del Gran Maestro è di Giuseppe Mazzoni; quella del Venerabile è di Carlo Alberto Masi

 

 

 

R\L\ Fede

Anno fondazione : 1878

E’ Loggia di Rito Scozzese, all’Obbedienza del Grande Oriente d’Italia, fondata da Luigi Ferrari, di cui è il primo Maestro Venerabile.

Nel 1878 ha indirizzo presso l’avv. Carlo Alberto Masi.

E’ menzionata nell’”Almanacco del Libero Muratore” del 1880, pubblicato dalle Logge “La Ragione” e “La Cisalpina” di Milano.

Nel 1880 ha ancora indirizzo presso l’avv. Carlo Alberto Masi.

Una rappresentanza della Loggia è presente a Prato il 14 maggio 1880, ai solenni funerali dell’ex Gran Maestro Giuseppe Mazzoni.

E’ rappresentata dal Fr\G. Sangiorgi all’inaugurazione del monumento ai caduti di Mentana a Milano, alla presenza del Fr\Giuseppe Garibaldi.

Nell’ ”Elenco Generale delle Logge” del giugno 1883 risulta in sonno ed ha indirizzo presso l’avv. Carlo Alberto Masi.

Viene concessa una nuova Bolla di Fondazione, con Decreto n° 29 del 30 dicembre 1885.

Appartenenti:

Luigi Ferrari; Carlo Alberto Masi; G. Sangiorgi; Gherardo Montanari Gioia.; Lettimi Lodovico.

 

R\L\ Giovanni Venerucci

Anno fondazione : 1885

Il nome trae origine dal compagno dei Fratelli Bandiera, con essi fucilato il 25 luglio 1844 nel Vallone del Rovito presso Cosenza, nel tentativo di sollevazione delle Calabrie.

Loggia di Rito Scozzese, fondata nel 1885, all’Obbedienza del Grande Oriente d’Italia.

Nel 1885 si adopera fortemente per alleviare le popolazioni colpite dal colera: i Fratelli si costituiscono in Comitato promotore di soccorso sotto il titolo di “Croce Verde”, dando la presidenza al Fr\ conte Luigi Ferrari.

Nel 1886 la Loggia riceve £. 400 dalle due Officine all’Or\di Tunisi, a favore dei colerosi di Forlì e Ravenna.

Nel 1887 offre £. 20 per i danneggiati dall’incendio di Botosani,

Nel 1888 è Maestro Venerabile Carlo Tosi.

Il 9 giugno 1889 partecipa all’inaugurazione del monumento a Giordano Bruno, in Campo dei Fiori, a Roma.

Nel 1890 viene sciolta.

 

Si ricostituisce con Decreto n° 84 del 24 gennaio 1902, con i Fratelli:

Antonio Amedeo Cottini; Gualfardo Gaudenzi; Ubaldo Bendandi; Francesco Sapignoli;  Ciro Fornasari, Giovanni Robutti; Stanislao Costa; Luigi Ciucchini; Nicola Pericoli; Giovanni Tamburini; Matteo Belisardi; Ciro Sabattini; Giuseppe Pedrizzi, Felice Pullè, Giovanni Mazzocchi; Gaetano Gentili; Luigi Lazzari ; Carlo Alberto Masi.

Nello stesso anno elegge Maestro Venerabile il rag. Antonio Amedeo Cottini, Direttore della Banca d’Italia e nel 1904 Alfredo Settebri.

Il 16 marzo 1903 è presente con il labaro alla commemorazione cittadina di Felice Foresti a Ferrara; il 20 settembre  è a Bologna per l’inaugurazione del monumento ai caduti dell’8 agosto 1849.

Nel 1905 la Loggia esprime riprovazione contro le repressioni del governo russo.

Il 12 febbraio 1905 la Loggia partecipa, nei locali della “E. Torricelli” di Faenza, alla Conferenza Regionale per discutere il problema della scuola.

Nel 1906 la Loggia offre £. 40 per i danneggiati dal terremoto in Calabria.

Nello stesso anno partecipa al Convegno di Rimini, per cementare i legami tra le Logge romagnole.

Nel 1907 contribuisce con £. 88 alle celebrazioni del centenario della nascita di Giuseppe Garibaldi.

Nel 1908 comunica le avvenute elezioni di Loggia.

Nel 1909 versa £. 100 per il monumento a Giosuè Carducci a Bologna.

Dal 1907 al 1913 è Maestro Venerabile il cav. Riccardo Ravegnani..

Nel febbraio 1911 la Loggia è presente con il labaro ai solenni funerali del Fr\Enrico Golinelli, Luogotenente Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del 33° ed ultimo grado.

La Loggia viene disciolta con Decreto n° 308 del 25 maggio 1911; è ricostituita con Decreto n° 353 del 22 gennaio 1912 con i Fratelli: Riccardo Ravegnani; Felice Pullè; Gaetano Bonini; Archimede Rusca; Achille Guiducci; Mauro Fabbri; Luigi Magnani; Gualtiero Ferniani; Raffaello Masetangelo; Vincenzo Piancastello; Alberto Perdisa; Federico Emilio Schmidt; Paolo Cosi; Gaetano Gentili; Giuseppe Bocchi; Dario Campana, Enrico Arduini; Giuseppe Tosi; Giuseppe Magrini; Primo Bratti.

Nel 1914 è Maestro Venerabile il dott. Gaetano Bonini, Via Bertola 1.

La Loggia è rappresentata ai funerali del Fr\Achille Ballori, Sovr\Gr\Comm\ del Supremo Consiglio del 33° ed ultimo grado, ucciso da un folle il 31 ottobre 1917.

Nel 1918 la Loggia ha indirizzo presso il cav. Riccardo Ravegnani.

Il 7 luglio 1918 una delegazione della Loggia  presenzia ad Ancona alle solenni onoranze tributate al Fr\Luigi Rizzo.

 

Una delegazione della Loggia è presente ai solenni funerali del Gran Maestro Ernesto Nathan passato all’Oriente Eterno il 9 aprile 1921.

In occasione del 600° anniversario della morte di Dante Alighieri, una delegazione della Loggia è presente all’inaugurazione della nuova Casa Massonica di Ravenna, alla presenza del Gran Maestro.

Nel 1922 / 1923 è Maestro Venerabile Felice Pullè, con indirizzo presso il conte Cosimo Guerrieri Bertozzi; nel 1923 / 1924 Maestro Venerabile è il conte Cosimo Guerrieri Bertozzi.

 

Appartenenti:

dott. Giovanni Acquarelli; dott. Giuseppe Albergo; Ciro Arcangeli; Enrico Arduini; Francesco Baglio; Matteo Belisardi; Ubaldo Bendandi; Oreste Bensi; Francesco Bornucci (Fr\servente di Loggia); avv. Giuseppe Bocchi; Michele Boga; dott. Gaetano Bonini; prof. Primo Bratti; Mario Brunelli; ing. Romolo Bugno; Dario Campana; Lodovico Caniola; dott. Egisto Capecchi; Archimede Ceccoletti; Luigi Ciucchini; Stanislao Costa, Antonio Amedeo Cottini; Giuseppe de Bernocchi; Francesco de Cristoforo; Agostino Dolci; Clodamiro Donini; Ferruccio Fabbri; Mauro Fabbri; dott. Umberto Fantinelli (magistrato); Gaultiero Fermiani; Ciro Fornasari, Luca Gabice; Emilio Gaspari; Federico Gattorno; Dario Gaudenzi; avv. Genserico Gaudenzi; Gualfardo Gaudenzi, Gaetano Gentili; Giovanni Giovannini, Giusto Goldini; Oreste Guardabassi; dott. Eustino Guasoni; cap. Tullio Guazzini; Cosimo Guernieri Bertozzi; Achille Guiducci; dott. Oscar Lancellotti; dott. Luigi Lazzari, Paride Lucchi; Emilio Macciotta Rolandin; Luigi Magnani; cap. Aristide Magrin; Giuseppe Magrini; Antonio Mainardi; Serafinio Mancini; ing. Antonio Mascingelo; ing. Alberto Masciangelo; avv. Carlo Alberto Masi; avv. Massimo Masi; Aldo Francesco Massera; dott. Giuseppe Mazza (magistrato); Giovanni Mazzocchi; avv. Marcello Montani; rag. Ulisse Montani; Attilio Morelli; Giuseppe Morri; prof. Giuseppe Mussoni; Giuseppe Olivi; Attilio Orioli ; prof. Pirro Palani; Giuseppe Pari; Giuseppe Pedrizzi; Alberto Perdisa; Nicola Pericoli; Vincenzo Piancastello; dott. Felice Pullè; Alberto Quartara; ing. Giovanni Rambelli; Riccardo Ravegnani; Pirro Ricchi (segretario comunale); Giovanni Robutti; Alessandro Rota; rag. Archimede Rusca; Ciro Sabattini; Diono Sampoli; Guido Sampaoli; Giorgio Sanfiori; Arturo Sani; Armando Santini; avv. Francesco Sapignoli; Federico Emilio Schmidt; Luigi Semprini (musicista); prof. Giovanni Tamburini; Leobaldo Torri; Carlo Tosi; Giuseppe Tosi; Paolo Tosi; Antonio Turolla Milieco; Achille Urbinati; Pio Venturini; dott. Lodovico Vincini; Pietro Zaccarelli.

 

 

 

 

Negli anni seguenti, ad avvenuta unità d’Italia, sorgeranno altre Logge del Grande Oriente d’Italia :

-        nel 1912 la  R\L\ Ludovico Marini ;

-        nel 1923 la R\L\ Giuseppe Mazzini.

 

Sono conosciute anche Logge appartenenti ad altra Obbedienza, quella di Piazza del Gesù operativa dal 1908, la cui presenza nei fatti risorgimentali in argomento non è facente parte.

Si tratta delle seguenti:

-        R\L\ Giuseppe Mazzinifondata nel 1922;   

-        R\L\ Nazionale pure del 1922.

 

Riportiamo qui, per dovere di cronaca, che nel 1925 il regime fascista distruggerà i locali di riunione della Comunione Massonica di Rimini e pressoché tutti i documenti contenuti negli archivi delle Logge riminesi: per questo è oggi così impegnativo recuperare questi dati.

Tuttavia come si creano i legami tra le varie Logge sparse per il mondo, così tante informazioni ci pervengono dai Fratelli che all’estero non ebbero a subire questi danni.

Come per il caso che segue.

Una delle Logge presenti tuttora a Rimini è intitolata a Giovanni Venerucci.

Il 04 Ottobre 2004 si tenne nella nostra città un convegno di studio sulla sua figura.  

Il relatore fu Stefanos Colaghis ( ), all’epoca Gran Rappresentante del Grande Oriente d’Italia presso la Gran Loggia di Grecia.

Data la ricostruzione dei fatti, le informazioni raccolte in Grecia e visto il contributo di Giovanni Venerucci alla causa dell’unità d’Italia, riportiamo il testo della relazione di Stefanos Colaghis.

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Logo del Grande Oriente d’Italia. Anno di fondazione 1805

 

 

 

 

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Grembiule da Maestro Massone

 

*   *   *

 

L’ eroico patriota e Fr\Giovanni  Venerucci  di Stefanos Colaghis

 

Suddito pontificio, nato Rimini nel 1811, di modesta levatura sociale, non ha mancato di dare anche lui la sua lotta patriottica per la liberazione dell’Italia dalle occupazioni straniere.

I moti del 1831 lo vedono onorevolmente impegnato e nel 1832 combatte a Cesena.

Nel 1837 va esule a Corfù per sottrarsi alle persecuzioni della polizia pontificia. A Corfù viene in contatto con molti profughi politici italiani, i quali trovarono rifugio nell’isola e molti dei quali furono anche iniziati nella R\L\ Fenice di Corfù, che si trovava sotto l’egida del Gr\Or\ di Francia.

A Corfù, con la massima prudenza, i Fr\ italiani si organizzarono per costruire, nuovamente, il progetto per la liberazione della loro patria. Come quartiere generale i Fr\italiani oltre alla Loggia Fenice ebbero anche una villa nella quale funzionava il loro circolo patriottico col nome greco “Exoria” (che tradotto in italiano significa Esilio). Questa villa si trova a 11 km. dalla città di Corfù, sulla Strada Nazionale di Paleokastritsa, in una località che si chiama “Jatri”, nome che fu dato alla regione dalla professione dei suoi “costruttori”, i quali erano due profughi italiani, Attanasio Besetti e Tito Savelli, medici di professione (Jatri è il plurale di Jatros che in greco significa appunto medico). Questa villa è tuttora esistente e nel suo interno vi sono affreschi di interesse non solo nazionale greco, ma anche simbolico.

Giovanni Venerucci a Corfù subito si è incorporato ai patrioti Massoni italiani, diventando anche molto amico con il Fr\ Pietro Piazzoli da Forlì, che si guadagnava di che vivere come domestico del poeta nazionale greco Fr\ Dionisios Solimos, nonché con i Fr\Giuseppe Miller da Forlì e Giacomo Rocca [recte Rocchi - NdA] da Lugo di Romagna.

Nell’Aprile 1843 fuggirono a Corfù dopo un viaggio avventuroso, i patrioti italiani fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, che prestavano servizio come ufficiali della marina militare austriaca, per salvarsi dal loro arresto che aveva ordinato il Comando Austriaco. Essi in quell’epoca influenzati dall’attività dell’organizzazione greca  “Filiki Eteria” (Società degli Amici)  obiettivo della quale era la liberazione della Grecia dall’occupazione turca, hanno costituita una organizzazione clandestina per la liberazione dell’Italia con la denominazione “Esperia”, che è stata messa sotto il comando di Giuseppe Mazzini.

A Corfù, isola nativa della loro madre Anna Marsich, si sono uniti agli altri profughi loro connazionali e sono pure iniziati alla R\L\ Fenice, che era la culla dei patrioti italiani e greci, che entrambi lottavano per la liberazione della loro patria dall’occupazione straniera.

 

Spirito pratico, Giovanni Venerucci si muove agevolmente durante la fase organizzativa della spedizione dei Fr.lli Bandiera per sostenere la lotta dei ribelli di Calabria.

Le notizie giunte a Corfù erano confortanti: Cosenza, Paola, San Giovanni in Fiore erano insorte e si diceva che  i liberali fossero padroni della piazza.

Così, nel maggio del 1844 i fratelli Bandiera, con un gruppo di esuli, progettarono di sbarcare sulle coste della Calabria.

Oltre ai fratelli Bandiera, il gruppo si componeva dei seguenti membri, tutti Liberi Muratori:

    • Nicola Ricciotti
    • Domenico Moro
    • Anacharsi Nardi
    • Giuseppe Muller
    • Domenico Lupatelli
    • Giacomo Rocca [ recte Rocchi - NdA]
    • Giovanni Venerucci
    • Giuseppe Tesei
    • Francesco Tesei
    • Carlo Avigani
    • Giuseppe Tacconi
    • Pietro Piazzoli
    • Francesco Berti
    • Giovanni Manessi
    • Ludovico Nani
    • Tomaso Mazzoli
    • Paolo Marziani
    • Giovanni Meluzzo
    • Pietro Boccheciampe

 

Nella notte tra il 12 e il 13 giugno 1844, il gruppo si imbarcava su una barca a vela di nome “Santo Spiridione” (nome del santo protettore dell’isola di Corfù) a comando della quale era il pugliese Mario Caputi; dalla costa “Canoni” dell’isola di Corfù si avviarono verso la Calabria.

Nel  verbale di una Tornata del 1846 della Loggia Fenice si trova la seguente frase:

 

Da questa R\Loggia si è avviata l’ardita e fatale missione dei fr.lli Bandiera e dei loro compagni.

 

Questo loro ardito tentativo si rilevò fatale per il tradimento dell’italiano Domenico De Nobili (dalla Sicilia si trovava a Corfù in quanto, perseguito per delitti comuni, era stato condannato in contumacia). De Nobili prima della partenza dei patrioti, riferì tutto il piano a Nicola Mosca, Console Pontificio di Corfù, nonché a Mayersback per l’Austria e a Gregorio Balsamo per il Regno di Napoli, attivi nel controllo degli esuli.

Così il gruppo dei fratelli Bandiera sbarcò in Calabria, vicino alla foce del fiume Neto, a nord di Crotone, la sera del 16 giugno 1844 e senza incontrare resistenza avanzò verso l’interno.

Il 17 giugno Pietro Boccheciampe, sfortunatamente membro anche lui della R\L \Fenice, con la scusa di essere stanco, si distaccò dal gruppo ed arrivato al villaggio più vicino, consumò il completamento del tradimento riferendo alle Autorità che lo sbarco del gruppo Bandiera era avvenuto in quel determinato posto.

La stessa sera un blocco di polizia tentò senza successo di arrestare i Bandiera ed i loro compagni. Il giorno seguente però in un nuovo attacco della polizia, avvenuto nel canale della Stragola presso San Giovanni in Fiore, furono arrestati, dopo una battaglia.

In essa, Giovanni Venerucci generosamente salva la vita di Domenico Moro, che ferito, stava per essere ucciso a sciabolate; perdono la vita Giuseppe Muller e Francesco Tesei.

Così i restanti vengono portati a Cosenza e processati il 24 Luglio 1844 da un tribunale Straordinario di Guerra. La sentenza fu: morte per fucilazione per A. Bandiera, E. Bandiera, N. Ricciotti, D. Moro, G. Venerucci, F. Berti, G. Rocca [recte Rocchi - NdA], A. Nardi, D. Lupatelli e per i restanti del gruppo la condanna fu una poliennale incarcerazione.

Dopo questa sentenza i nove patrioti, Liberi Muratori, hanno accettato di ricevere la stessa notte, ultima della loro vita, i conforti spirituali dal prete Massone Beniamino De Rossa, riconosciuto come tale dalla sua sciarpa ecclesiastica, portante nascosti i segni della Libera Muratorìa nella sua fodera interna. Tale sciarpa si trova protetta e esposta tuttora in una vetrina del Palazzo Massonico di Cosenza. 

 

Un ufficiale borbonico, il tenente Salvatore Maniscalco, in un suo rapporto al proprio Comando Militare, riferendosi agli ultimi momenti dei condannati, scrive fra l’altro:

 

Dopo vari ragionamenti il delinguente Venerucci diceva che la sua coscienza è pura, come quelle di tutti i suoi compagni, e l’indomani si troverebbe tranquillo nel seno d’Iddio, accolto come martire della libertà.

 

Così all’alba del 25 Luglio 1844 i Fr\condannati sono portati dal carcere di Cosenza al vicino Vallone del Rovito, a piedi nudi ed indossando lunghe camicie nere nonché in capo un velo nero, come prevedeva la procedura della loro esecuzione.

 

Caratteristiche e commoventi sono state le ultime parole dell’eroico Fr\ Giovanni Venerucci rivolte ai soldati italiani esecutori del Regno Borbonico di Ferdinando II, prima della fucilazione.

 

Fratelli, tirateci al petto. Viva l’Italia!  5

 

L’anno 1846 gli altri Fr\ancora incarcerati furono graziati ed alcuni di essi ritornarono a Corfù, informando in Loggia i Fr\della Fenice, come e da chi furono traditi.

Questo tradimento costò la vita a tanti Fr\e fu determinante per il fallimento dell’impresa di Calabria, operazione che, comunque, ispirò il movimento rivoluzionario per la liberazione dell’Italia.

Siccome l’autore principale del tradimento fu un Massone, membro della R\L \Fenice, la Loggia decise la formazione di un Tribunale Massonico il quale all’unanimità deliberò la cancellazione del Compagno traditore Pietro Boccheciampe dalla lista dei membri della Fenice .

La decisione del Tribunale Massonico si realizzò il 3 Giugno 1846.

 

La cancellazione dalla lista, come risulta dagli scritti di quell’epoca, avvenne distaccando quella parte del foglio dall’elenco ove era scritto il suo nome e bruciandolo sul fuoco nel mezzo del Tempio.

Questo atto cerimoniale di bruciamento è stato ripetuto anche all’Or\di Cosenza, dopo 150 anni dalla drammatica impresa dei Fr\italiani.

 

Il mio breve intervento sia un minimo atto di riconoscimento del sacrificio patriottico del Fr\Giovanni Venerucci e dei suoi Fr\ in quella drammatica impresa di Calabria. 6

_____________

 

1 G.Cigna “Anno 1725 – La Massoneria varca la Manica. Evento funesto? “ SP 44 Editore, Firenze 1993; pag.17 e segg.

C. Francovich “ Storia della Massoneria in Italia. Dalle origini alla Rivoluzione francese  “ ed. La Nuova Italia -  Scandicci 1974; in particolare i capp. III e IV circa la fondazione della prima Loggia italiana a Firenze tra il 1731 e il 1732.

A.A. Mola “ Storia della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni “ Ed. Bompiani – Milano 1992; parte prima

   J.A. Ferrer Benimeli S.J. “ Massoneria e Chiesa in Italia nel Settecento”  in    AA. VV. “ La Massoneria nella storia

   d’Italia” Ed. Atanor – Roma 1980

  L. Troisi “ La Massoneria. Profilo storico – cronologico” Ed. Bastogi – Foggia 1990

 

2 F. M.  Agnoli  “ Le insorgenze antigiacobine in Italia (1796 – 1815)”  Ed. Il Cerchio – Rimini 2003

   AA.VV. “ Le insorgenze popolari nell’Italia napoleonica“ Ed. Ares – Milano 2001

   AA.VV “1799 : Rimini contro la Rivoluzione” – Supplemento a Veritas anno XII n° 50 – 2000 a cura del Circolo

   “G.Federici” – Rimini

    1. A.Barruel “ Storia del giacobinismo “ Ed. Arktos – Carmagnola 1989
    2. A.Lazzari “ La sommossa e il sacco di Lugo nel 1796” Edit Faenza 1996; in cap. II per l’analisi sulla situazione in

  Romagna 

3 Sulla figura di Pio IX vale la pena consultare la rivista “La Tradizione Cattolica” anno XI – n° 3 (44) – 2000 Rimini :

   pagg. 38 - 55

4 N.Cani “ Massoni emiliani e romagnoli tra XVIII e XIX secolo” pag. 6 -  Fusignano 2000

5 La frase ripresa da G. C. Mengozzi ne “I moti della Romagna” in “STORIA DI RIMINI” Vol. I  Rimini 1978, pag.98.

  Bruno Ghigi Editore, risulta la seguente:  Fratelli, tirateci al petto e risparmiate la testa, poi gridate con me : Viva

  l’Italia!  e completa quella riportata da S. Colaghis

Fonti :

-        Archivio della R\L\ Fenice all’ Or di Corfù;

-        G. Mazzini “ I Fratelli Bandiera” Ed. Brenner Cosenza 1983;

-        Informazioni personali del Fr\ S. Colaghis

 
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